Giacomo Nucci PDF Stampa E-mail

Abbiamo incontrato Giacomo Nucci quando il padre pittore stava esponendo le proprie opere in Fondazione. Dall'ascolto di alcune sue poesie è sorto il desiderio di promuovere una raccolta personale. Oggi con l'aiuto di una casa editrice giovane e di amici disponibili, la collaborazione si è concretizzata in “Sabbie e sorgenti", un'antologia della sua prima produzione poetica.

Ringraziamo tutti coloro che hanno sostenuto il progetto, in particolare Claudia Mazza, una cara amica che ha destinato le offerte in suffragio del padre per la realizzazione del libro. La sua testimonianza permette ancora una volta di condividere concretamente una delle più importanti finalità che la Fondazione persegue: passare il testimone… di generazione in generazione, affinchè la corretta costruzione del perdono, della gratitudine e dell’amore dei figli per i genitori sia compresa come la via breve per un futuro armonioso.

L’augurio che facciamo a Giacomo è certamente quello che la sua ricerca poetica possa contenere e spingersi oltre ciò che di prezioso ha ereditato. Con amore,

Matteo Locatelli

 


Scrivo perché la poesia è il mio bisogno,
lotta tra luce e tenebra, non sogno.

Cominciate a leggere questa raccolta di versi dalla poesia “Luce contraria”, conquista per la capacità dimostrata da Nucci di raccontarsi usando scatti evocativi: «E il mio passo assomiglia a una forbice/che sminuzza le strade/tra gli impiegati della vita». Le immagini, le metafore: con grande padronanza della lingua e raffinata ricerca del termine, che denota amore per l’uso delle parole, Nucci riesce a trasferire sensazioni e ci invita a riflettere, anche noi “impiegati della vita”.

Immagini della quotidianità, come quelle «Scaglie d’ombra di un foglietto spiegazzato» (in “Carta sgualcita”), oggetti di ogni giorno che muovono la capacità introspettiva dell’autore: «Attaccato alla vita con un punto metallico/davanti al truciolo di esistenza/ che esce dal temperino del tempo» (ne “Il temperino”). Intorni di natura, con le descrizioni dei temporali e delle foglie, nuvole che danno il ritmo ai versi, pioggia che accompagna la solitudine dell’uomo («Solo con una goccia/ che corre sul vetro/trascorro la notte ascoltando» in “Sul ciglio”). Itinerari di fantasia come in “Sabbie e sorgenti”, che dà il nome alla raccolta e alla prima poesia presentata, tarda in ordine di composizione: vi si leggono la finitudine e la brama di vita, l’ansia di risposte e la melanconia dell’autore.

La tempestiva spontaneità di Nucci si sposa all’attenzione per il particolare, alla capacità descrittiva, al lavoro di costruzione del verso. L’autore ci guida con mano lieve nel suo privato, pensando al padre pittore («Orafo moderno su tela grezza», in “Ritratto della fusione”), dipingendo lui stesso in poesia un giornata di silenzio e frustrazione, svelando la voglia di riscatto (“Manca la neve”).

Questa raccolta di versi scritti in un decennio stupisce per la maturità consolidata negli anni.

Col tempo ha raffinato il suo stile, individuando un personale ermetismo dalla musicalità irriverente, che si nutre dell’amore per ciò che ci circonda.

E non è come in “Tutto si ribalta” dove «Tutto è già finito/e suona così bene». Qui siamo soltanto all’inizio: il viaggio del giovane Nucci deve continuare perché promette, ai nuovi lettori e a chi già lo apprezza, ancora emozioni.

Elisabetta Soglio
giornalista