Carlo Brenna PDF Stampa E-mail

CARLO BRENNA   , e’ artista milanese,pittore  e  scultore di espressione metafisico surreale. Nato a Milano   il  11/2/1935  ed è Milano la città della sua formazione artistica. Dopo il liceo artistico , frequenta l’Accademia di belle arti di Brera  ed in seguito conferisce il diploma di perito  grafico all’Umanitaria  di Milano.  Attualmente vive a lavora a Sesto S.Giovanni   con il suo atelier in via Tonale 7. Terminati gli studi si e’ dedicato completamente al  mondo dell’arte , utilizzando prevalentemente la tecnica dell’affresco  per dare forma al suo linguaggio pittorico.

Dal 1970 dedica la sua opera all’affresco ed alla scultura –Le sue opere sono esposte in numerose  galleria italiane ed europee . In questi  anni ha allestito e partecipato a  numerosissime  collettive ed importanti personali in Italia ed all’estero , riscuotendo ottimi successi.  Sue opere si trovano in importanti collezioni pubbliche e private .

Tra le pubbliche,  si segnala  il Museo a cielo aperto ad Etroubles /Aosta  “A Etroubles avant toi sont passeé...,.),  via crucis  a Margno /Lecco- affresco a Villa Prati Bertinoro-FORLI-  Palazzo della regione Lombardia  MILANO

L’artista è presente sui principali cataloghi d’arte:   BOLAFFI- IL QUADRATO-COMANDUCCI-MONDADORI-L’ARTE DEL NUDO Ecc…

Per meglio chiarire  la personalità e l’attività  di questo interessante pittore , si riporta di seguito  un brano critico del dott.Antonino  De Bono  anno 1974

“ La ricerca pittorica  portata avanti da Carlo Brenna, affonda le sue radici storiche nella ricerca plastica  sollevata dalla scuola del Bauhaus . L’Italia  non ha avuto la fortuna di avere , subito dopo la prima guerra mondiale , una sezione di ricerca a tutti i livelli ,impegnata e di assoluto valore come quella tedesca ; però gli  scritti di Klee e di Kandinsky  e le opere lasciate dall’intero gruppo che si rifà alle teorie  di Walter Gropius , hanno  lasciato  una semente operante  tra gli artisti italiani. In particolare CARLO BRENNA , avvalendosi delle ricerche  di Schlemmer , sfrutta abilmente l’intersecazione  dei piani, nei quali  immette plastiche figure  silenziose ed eteree  , in modo da fare scaturire interne strutture  avvolte da fasci di luce. Il rapporto  volumetrico e lineare  che Oskar Schlemmer  aveva svincolato dal piano metafisico  per introdurre il discorso delle larve umane  interpretate come oggetti, (tipico il gruppo   di quattordici  persone  in architettura immaginaria , del 1930 , ora al Wallraf-museum di Colonia ), viene attenuato  e ribaltato in un  divenire fluttuante della realtà. Le figure anonime , sibilline , inquietanti di Carlo Brenna , operano in uno spazio irreale , in dissolvenza, dove l’architettura  non è casuale , come in Schlemmer , ma assume un valore  oscillante, mutevole , disincantato. Inoltre,  vi è sempre in ogni dipinto , un viso-immagine , abnorme, seminascosto dalla rarefazione  del ricordo , proiettato in dissolvenza  nell’arcaico mondo  delle idee. I piani trasparenti , rastremati , scavano nel colore  ondate energetiche  che avvolgono  le figure di nembi plumbei , dov’e’ impura, a bella posta, la sequenza che amalgama l’immagine-ricordo  in primo piano alle plastiche  donne della scena.  Questo ondeggiare di corpi  che oscillano  come tante emanazioni  carnali ,sono interiorita’ delle forme contrapposte  nello spazio come cose. I volti, tali e quali emergono dal subcosciente , dalle nivee teste , hanno spesso angolature  a becco di passero – come i caschi dei cavalieri antichi -  per sottolineare l’enigma dell’immagine onirica , nata dall’invenzione dell’irrealtà. La pittura di Carlo Brenna e’ dunque fluttuante  di emozioni formali tratte dal mondo degli spiriti , enucleate dai processi interiori della mente ,ispirate dalle intenzioni cerebrali della  volontà , nate dai paesaggi onirici metapsichici. Le ocre gialle e le terre accoppiate , trascinate in un amplesso simbolico color senape, avvolgono le plastiche figure  di smaglianti riflessi luminosi ;i piani razionali sollecitati dall’artista , evidenziati come tante nebulose , sprizzano blu e verdi  diluiti , che hanno l’incanto di evidenziare necessità  interiori  , come se le composizioni di belle donne  dai seni turgidi secernessero  umori e pensieri  rapprese  sulla tela o sull’affresco.  La funzione vitale di Carlo Brenna  e’ quella  di porre in correlazione , in una dimensione rigenerante , una realtà  trasparente  ; per questo, l’artista da me preso  a modello e’ metamorfico  nei sui dipinti, nei quali aleggia sempre  una carica di mistero “    A. DE BONO  - ENICLOPEDIA DELL’ARTE CONTEMPORANEA, L’ARTE DEL NUDO   VOLUME PRIMO  ANNO 1974

L’artista, come lui stesso precisa, svolge una pittura di ricerca , ricerca del pensiero   in  particolare,  giacchè   quando  vede o pensa una persona,cerca , attraverso la mente, di ridurla in forma. La particolare tecnica dell’affresco, da lui  prevalentemente utilizzata, ha portato ad essere definito “ un rinascimentale alla corte dei tempi  nuovi “.

L’antica tecnica  di pittura murale consistente nello stendere  i colori, precedentemente  macinati e diluiti in acqua , su uno strato di intonaco,  e’ attualmente utilizzata e rivitalizzata  e resa contemporanea  dall’opera del maestro CARLO BRENNA , artista milanese  che dal 1968  e’ impegnato nella costante ricerca  e approfondimento  dell’AFFRESCO, applicato sia su supporti  immobili ( murature interne  ed esterne), sia su elementi  trasportabili , arricchito così da una peculiarità  che supera la tecnica della “strappo”, per porsi allo stesso livello del concetto di “opera di tela” , mobile …. come il suo committente. Opera  quindi decontestualizzabile  come decontestualizzabili  sono i temi che la compongono : elementi architettonici strappati  dalla loro sede naturale ( il tempio, il palazzo,la città, Venezia, New York, Milano ….) ricostruiti nell’aura dell’artista per diventare  senza età, senza tempo, atavici e profondamente legati all’immemore opera dell’uomo , giornalmente  e vanamente dedicata alla puntualizzazione  del suo esistere ed essere.

Un esempio di tale tecnica, si può osservare nell’affresco, realizzato negli anni  80 a Villa Prati, Bertinoro-Forli’ , in occasione dell’evento ESTATE A VILLA PRATI  1980 .

L’ambiente di questa villa si prestava  ad una realizzazione molto interessante da parte del  maestro Carlo Brenna : una folla di personaggi che corre  verso una ipotetica uscita, uomini spensierati, ignari o volutamente  incoscienti ,  corrono verso il precipizio , fingendo di non vederlo. Sono gli uomini di questa angosciata società , che si coprono gli occhi  per esorcizzare il negativo  del mondo ed incontrare il disastro  con l’incoscienza di una generazione perduta. Questa folla corre verso una identificazione smarrita , costruita con fatica un tempo , ma poi disconosciuta perché falsa e non gratificante. L’affresco di Brenna è la funzione simbiotica  di una tecnica antica  con un gusto e una visione moderna  dell’arte, dove  sono espressi la vigile coscienza  e l’intensità di un mondo complesso  dove la partecipazione vitale è aperta a uomini e spiriti , fino a giungere nell’essenza di un discorso metafisico, alle radici  delle cose stesse-

Gli ambienti che contengono le figure , di conseguenza, lasciano trasparire un’aria luminosa  che rinvia a  ricordi lontani , depositati come archetipi , nelle vigili coscienze  degli osservatori.

La poetica di questo artista è il filtro stesso  col quale interpreta personaggi  ed ambienti. Uno sforzo teso e drammatico per  avvicinarsi sempre di più al mistero  dell’essere delle cose, dell’esistenza. Tra l’artista e le sue produzioni, c’è quindi una mediazione sofferta , data dalla costante ricerca della forma.

Il pensiero si fa affresco e colore  e come per magia dialettica l’affresco diventa pensiero , riferimento a ciò che e’ dato all’uomo una volta per tutte , come i tre mondi del reale, dell’inconscio  e dei  nostri  sogni.

L’affresco diventa  un rito, religione stessa dell’uomo-artista , posto davanti al dramma dell’esistenza.

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Due sentieri, per  l’artista Carlo Brenna, per soddisfare il desiderio e la sua esigenza di assoluto . Quello della immaginazione e quello dell’amore. Nel frattempo un turbinio estetico senza tregua  nel riproporre quel suo  particolare  leit motiv:  LA DONNA.  La donna in tutta la sua metafisicità, con tutte le sue molteplici   sfaccettature . La donna, simbolo dell’amore inserita in un più ampio contesto  di una società  che le appartiene, di  una architettura  che e’ sua, nella dolce tavolozza dei sentimenti  che ne sono la veste più appropriata  del suo esistere.  E’così che Carlo Brenna concepisce il suo modo di fare arte . Con tutta l’autonomia dell’artista  sulla tela, nasce l’affresco di una sua nuova era interiore. Non e’ sufficiente parlare di  fatto estetico o di carisma , poiché  la legittimazione  del lavoro di questo artista, sta proprio  nella virtù del suo linguaggio . Ogni soggetto  d’ogni sua opera, ci propone dei simboli, dei simboli, delle chiavi d’accesso al suo mondo interiore.  Decifrare tutto questo, significa  comprendere ogni sentimento  e compiere quel passo in più per varcare la soglia  della fantasia-realtà  e della realtà-fantasia.

C’è anche una rigorosa motivazione intellettuale  risultato, di anni e anni  di lavoro e di ricerca  fino a scoprire e offrire al fruitore quegli spazi che nascono dall’emozione.  E’ allora che tutta l’opera diviene  luminosa  e luminoso diviene  il mondo  nella quale e’ inserita.  Nasce un’immagine altamente lirica  che pare altalenarsi  in sospensione tra realtà  di oggi e memoria del passato. Il processo  evolutivo di Carlo Brenna  non rimane circoscritto nei messaggi evocati dalle sue opere , nelle rivelazioni che eventualmente propone , nella ricerca cui tutte ne sono il risultato , c’è qualcosa in più : una voce, un segnale , un monito forse, che propongono riflessioni sia per la loro profonda religiosità  che per il fatto che posso essere altamente profane. Ogni opera ci Carlo Brenna  e’ l’identità di un volto o di una situazione o anche , senza timore di esagerare, di un’epoca ; è un avvincente itinerario , una esaltante carrellata  che non disconosce l’assolutezza di certe immediatezze  e la pacata sensualità  di certe magiche armonie. Sonorità di antichi strumenti, cieli  e vetrate,riflessi e colonnati,cattedrali e piazze infinite ,suggestivi orizzonti  che evocano città fantastiche  che forse esistono veramente o che, forse, esistono solo tra le righe  di un pentagramma o tra i colori di una tavolozza  che appartengono unicamente  alla fervida  immaginazione di questo artista. Una donazione  che diffonde tutto ciò in una magata atmosfera  carica di contenuti essenziali, di poesia e di una ben precisa visione che e’ anche istintiva percezione  di valori poetici ed umani  (SERGIO TINAGLIA critico d’arte )

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Brenna  sfida  lo spettatore  a risvegliare la sua fantasia, a scoprire  cosa ci cela dietro  i volti  misteriosi delle sue figure.

“Dunque che cosa, sono io? Una cosa che pensa . E che cosa e’ una cosa che pensa ? Una cosa che dubita, che concepisce, che afferma, che nega, che vuole, che non vuole. Che immagina, anche, che vuole e che non vuole. Certo  non e’ poco  se tutte queste cose appartengono alla mia natura . Io ho certamente la facoltà  di immaginare , poiché,s ebbene possa accadere  che le cose che immagino  non siano vere, tuttavia questa facoltà di immaginare  continua ad essere  realmente in me , e fa parte del mio pensiero. Il mio spirito di compiace di smarrirsi  e non può contenersi ancora,  nei giusti limiti della verità “

CARLO BRENNA : UN RINASCIMENTALE  ALLA CORTE DEI MODERNI

“ L’arte è una forma di sapere  che ha per oggetto la Bellezza. Per desiderare la Bellezza , occorre avere l’infinito negli occhi. La bellezza, infatti, altro non e’ che l’espressione sensibile dell’eternità.   Il  termine Rinascimento, oltre un  particolare  periodi storico della storia Italiana ed Europea , indica la rinascita ( come ha scritto lo stesso Vasari), e dove vi è arte , vi e’ rinascita , genesi di un mondo  non ancora detto , non ancora vissuto ,  ma che si può iniziare  ad immaginare e, perché no? A vivere , grazie agli artisti.

Carlo Brenna e’ un artista dei nostri tempi ma presenta  molte affinità  con gli artisti del Rinascimento , come ad esempio Piero della Francesca  e Leonardo ,  persino Masaccio.   Dove si vede l’influsso di tali  autori ? Nella pittura antropocentrica ( l’essere umano al centro del quadro, basti pensare alla ritrattistica ), nella prospettiva 8 con il conseguente recupero  e valorizzazione dello spazio , che l’arte gotica aveva dimenticato , trascurato), nella tecnica dell’affresco , nella plasticità  delle figure , nell’ambiguità dei soggetti , nel ritorno all’essenziale.

Importante elemento della pittura di Brenna  e’ la prospettiva , che vede i natali nel  Rinascimento ma che al contempo dice qualcosa di profondamente contemporaneo. Cosa comporta, infatti, i’introduzione della prospettiva nell’opera d’arte?  La prospettiva manifesta la soggettivizzazione degli  oggetti  e l’oggettivizzazione  del soggetto.  La prospettiva, significa la distanza  tra il soggetto ( tra noi )  e le cose ( questo e’ addirittura un elemento  post-moderno che sottolinea l’estrema attualità del Rinascimento) , ma allo stesso tempo ci parla  un mondo che si palesa , che si rivela, che si lascia  rappresentare  a partire da un soggetto  ( da noi) . Il soggetto (e noi) diventiamo un punti di vista  conoscitivo  e fondativo  di un mondo,

di mondi ( ecco l’elemento di modernità )

Il lato rinascimentale di Carlo brenna si nota anche  nella volumetria delle sue figure, figure, esclusivamente femminili . Chi sono le donne di Carlo ? Sonno irripetibili individualità  destinata a definire la loro breve esistenza nel quadro, perché Carlo Brenna muore e nasce, cioè rinasce  nelle sue donne, che di volta in volta possono essere  la donna guerriera/amazzone con lo scudo, la donna sensuale, la testimone velata ,la donna con l’elmo( custode dell’artista e del suo mistero), la donna segno di mistero  che parte dal fisico , dalla carne per andare  al di là del fisico. Da qui il lato religioso delle pitture  dell’artista , religione della carne ma che, dalla carne, prende paradossalmente le distanze. Anche questa caratteristica e’ pienamente rinascimentale , infatti, a differenza di quella medioevale , parte dalla carne per arrivare al soprannaturale, a ciò che carnale non è. Osserviamo, inoltre che i soggetti di Carlo Brenna  non tradiscono emozioni,  come certi personaggi  leonardeschi.  Perché ? Perché le emozioni sono tutte di Carlo, mentre dipinge. L’artista infatti assorbe tutto, fa unità con i suoi soggetti, diventa egli stesso ciò che dipinge. L’artista vibra nelle sue opere , è egli stesso una vibrazione di luce, di colore.

Notiamo infine, la presenza  della luce che rende  le figure femminili, come sospese nel tempo. Quale e’ il tempo dell’opera d’arte?  E’ un tempo che sembra giocare  e scherzare con se stesso, . un tempo al di là del tempo, un meta-tempo.  Mi piace sottolineare la tenerezza premurosa di Carlo  verso le sue donne , che da lui, attraverso l’arte vengono protette  dagli inganni di Crono. Qui luci e colori vengono usati  per non fare invecchiare  la grazia femminile. L’arte e’ capace di questa magia : fissare l’attimo , eternizzare  l’instante ,

fare del divenire l’essere,  mediante  il divenire all’essere dell’opera d’arte. Un rinascimentale alla corte dei moderni : nel  Rinascimento le corti  hanno saputo valorizzare  e comprendere gli artisti  e il loro genio. Qui siamo in un normalissimo cortile che ci parla di vita quotidiana, ma che nello stesso tempo  sembra lanciarci un messaggio : abitare nell’arte, abitare l’arte,fare dell’arte la propria casa, la propria dimora . Vorrei concludere  con un desiderio per tutti noi: che noi, almeno nell’anima, si possa essere artisti. L’artista e’ infatti colui  che cerca la forma nella  materia, l’infinito  nel finito. L’artista  ci dice che vale la pena di vivere così,rendere cioè bella la nostra vita, fare di essa un’opera d’arte che porti la nostra firma

( prof.  Valeria Zuntini – PATIO AFFRESCATO A PAINA   DI  GIUSSANO /MB/ITALIA  )

CAMERA CON VISTA – PAINA DI GIUSSANO /MB ITALIA  PIAZZA N.SAURO 4G

Oggi un nuovo mecenatismo, tutto al femminile,  ha dato ad un pittore la possibilità di raccontare se stesso ed il suo mondo. Carlo Brenna, oltre ad essere un artista polivalente,  è uno dei rari casi di artisti contemporanei che si è in un certo senso mantenuto all’interno della tradizione classica, del figurativo, anziché optare per l’astratto.

Nello spazio di Camera con Vista, il passato si sposa con il presente, per la nostra letizia. Questo è il capolavoro dell’Arte e della Bellezza: attraversare il tempo con grazia, con leggerezza, senza subirne gli effetti.

Possiamo notare come qui  la nobiltà di palazzo si incontri con il quotidiano, il borghese, la bottega. Siamo trascinati in una dimensione alta ed altra , quando era un vanto chiamare i piu’ grandi pittori del tempo ad abbellire, ad affrescare i palazzi. Si era nobili soprattutto per questo! Si voleva che la Bellezza fosse di casa, si desiderava offrire un riparo a quest’Ospite gentile. Si voleva vivere i propri giorni in sua compagnia. Sposando la Bellezza, il tempo diventava eternità.

Entriamo dunque nel Palazzo della Bellezza !

Le donne ci stanno chiamando. Non ne sentite l’eco? Non ne avvertiamo l’eco?

Dove siamo? Siamo a Venezia, città dove la Bellezza si fa religione e ragione.

Carlo Brenna ha dipinto delle scalinate, sulle quali salire ma dalle quali anche scendere. Le maschere sono già scese! Forse le donne si sono tolte la maschera, o sono di volta in volta il gioco della seduzione e di avvicinamento all’uomo.

Ma perché la maschera? La maschera preserva la distanza, il distacco dall’uomo, da Carlo Brenna. E’ un  necessario offrirsi per poi ritirarsi, diversamente non ci sarebbero il mistero dell’amore, la creazione artistica, non ci sarebbe poesia, non ci sarebbe musica. Ed ogni manifestazione artistica è una forma di amore. Amore, cioè a-mors, immortalità, invocazione di eternità!

Donne colonne, ma anche donne a terra, amori riusciti  e in alcuni casi perduti, crollati, ma pur sempre veri. La maschera è tolta.

Con delicatezza osiamo entrare, seguendo i passi di Carlo, nella Camera della Donna. La camera è lo spazio in cui la realtà cede il posto al sogno. La camera custodisce i segreti del cuore, è il luogo misterioso dove un’assenza può  farsi presenza, più presente del presente.

Chi sei tu,

donna languidamente seduta alla finestra della tua camera

in attesa dell’inatteso,

come lo è ogni uomo per ogni donna,

come lo è ogni grande amore?

Donna, motore immobile di ogni uomo,

pensiero di ogni suo pensiero!

In attesa, ti guardi allo specchio!

Lo specchio! Lo specchio dilata  gli spazi, anche quelli del nostro io! Espressione di vanità, simbolo femminile per eccellenza! Con lo specchio, l’essere gioca con l’apparire, e l’apparire strizza l’occhio all’essere. Lo specchio è l’oggetto estetico per eccellenza poiché spazio del gioco, della maschera, dove ognuno di noi è il suo doppio, quindi dimora della fantasia e della libertà.

Cosa vediamo, quindi, alla fine, nello specchio? Di nuovo lei, Donna Venezia e la Donna, poiché, come disse Johann Wolfang Goethe, “l’eterno femminino ci conduce sempre in avanti”, cioè oltre.

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Indipendentemente dalle dimensioni , le opere di Carlo Brenna, milanese, esprimono il senso ed il valore di una pala d’altare. Le sue sono composizioni dall’impianto classico  le cui architetture  guardano alla pittura  di un Piero della Francesca o di un Giorgione , ma dominate  da una figura femminile che l’artista ha ricavato  da De Chirico , di cui con grande  maestria cattura  anche atmosfera ed ambientazione : l’inusitato silenzio, calato in  luminosità astratte, ora dal timbro ocra, ora violaceo , sottolineano la necessità  di un monumento alla donna , che non nasconde né richiami alle simbologie  di arcaiche veneri pagane, né velate tracce di eros.( Silvia Arfelli Maya desnuda arte – BERLINO  REUS GALERIE AUGUSTRASSE 2°  novembre 2012 )